“La Pigna.

Frutto del pino, da sempre e in diverse civiltà ha racchiuso in sé i significati simbolici di forza vitale, immortalità, divinità, legati all’albero che la genera, insieme a quelli di fecondità e forza rigeneratrice per i semi che contiene.

Assurta a simbolo della montagna, dimora degli Dei, la troviamo, già in tempi remoti, nell’area del Mediterraneo a rappresentare la divinità; e se nella tradizione iconografica dell’Estremo Oriente, soprattutto indiana, essa svetta all’apice dell’Albero della Vita, in quella greca è in cima al tyrso, il bastone di Dyoniso, dio legato ai misteri della morte e della rinascita, della rigenerazione e della resurrezione. Rappresentata frequentemente nell’arte romana funeraria, in età cristiana la pigna viene scolpita spesso su capitelli e archivolti di epoca romanica, arrivando nel corso del tempo a divenire emblema della elevazione speculativa e filosofica.

Dei suoi valori traslati vi sono ancora tracce evidenti in Sicilia: la pigna non solo troneggia spesso sui pilastri dei cancelli d’ingresso, ma viene utilizzata come soprammobile di ogni misura e materiale, o, ancora, come elemento ornamentale dei quattro spigoli nei letti matrimoniali in ferro di sapore ottocentesco.”

Questa è una delle tante descrizioni che si possono trovare cercando su Google il significato della pigna come ornamento, ma vi assicuro che, avendo voglia e tempo, potreste leggere di tutto.

Ora provate a chiedere, come ha fatto incautamente mia moglie, a un negoziante di Caltagirone (città famosa per le ceramiche e per una spropositata produzione di pigne) perché la pigna era così ricorrente nella città, nei balconi, nelle strade, in tutti i negozi e otterrete questa semplice risposta:

“Perché si vende!”

Col successivo approfondimento:

“Non c’è nessun motivo legato a Caltagirone, ai clienti piace e la produciamo tutti”.

Quindi dopo che uno ha appena affermato che i clienti (leggasi turisti) come dei bamboccioni comprano la pigna pensando di portarsi a casa chissà quale amuleto, ho detto immediatamente a mia moglie di posarla.

Ma come? In un momento in cui pure i sassi sanno dell’importanza di creare una storia intorno alle aziende e ai prodotti, qui hanno qualcosa da raccontare per coinvolgere i turisti e farli partecipi di un pezzo di storia, e non hanno nemmeno voglia di leggere una paginetta su internet per racimolare qualche idea?

Non esiste un’associazione dei ceramisti o qualche associazione commercianti che possa spiegare l’importanza di legare un valore aggiunto alla produzione, come il raccontare una storia?

Perché su internet troviamo: “Pigna portafortuna in ceramica di Caltagirone” e in negozio mi viene detto che è tutta una bufala?

Inutile, non ci credo, sicuramente è stato un “incidente”.

Guardate quante immagini si trovano della famosa pigna in ceramica e nemmeno del valore di pochi euro.

Purtroppo siamo in febbraio e molti negozi lungo la famosa scalinata di Caltagirone sono chiusi.

Però riusciamo a trovarne un secondo aperto.

Ci mostriamo molto interessati alle pigne, ne guardiamo diverse e di diversi colori, poi mia moglie rivolge al negoziante la fatidica domanda:

“Scusi, ma che significato ha la pigna che abbiamo visto dappertutto qui in città?”

Risposta:

“Vuole sapere la verità? Boh!”

“BOH”. Ve lo giuro, ha risposto “boh”.

A quel punto non ho resistito e ho raccontato al commerciante le storie che avevo letto poco prima sulla pigna, sui suoi ritrovamenti nella Grecia e nella Roma antica e ai diversi significati (oltre al classico portafortuna) che si potevano legare all’oggetto.

Si è limitato a guardarmi credo pensando: “guarda a quante fregnacce crede questo qui”.

Sono uscito sconsolato, ma con una pigna ricordo… arancione ovviamente (solo chi ha visto il mio ufficio può capire).

Un pensiero positivo però da questa vicenda l’ho avuto: in questo mondo dove il web ha alimentato il culto del “fai da te”, le agenzie di comunicazione servono ancora… e parecchio!

Per questo spero che qualche agenzia siciliana vada a Caltagirone dove ci sono molti clienti che avrebbero bisogno di sentir parlare, non dico addirittura di storytelling, ma almeno di semplici storie.

Da sempre producono pigne, fate in modo che una pigna sia “per sempre”.