Frugando tra le cose fatte
Credo che mostrare un portfolio clienti o un elenco di lavori nelle tante attività svolte in 40 anni, poteva essere un’auto-celebrazione un po sterile, allora ho pensato di raccontare solo delle curiosità un po’ particolari. Per spiegarmi meglio, quelle attività che magari ho raccontato in tanti incontri, ma che non vengono mai immortalate nelle pagine dei siti aziendali.
Cosa ho fatto in passato
Credo che mostrare un portfolio clienti o un elenco di lavori nelle tante attività svolte in 40 anni, poteva essere un’auto-celebrazione un po sterile, allora ho pensato di raccontare solo delle curiosità un po’ particolari. Per spiegarmi meglio, quelle attività che magari ho raccontato in tanti incontri, ma che non vengono mai immortalate nelle pagine dei siti aziendali.
IL PRIMO VOLANTINO DELLA GDO REALIZZATO IN ITALIA CON ADOBE INDESIGN 1.0
Nel novembre del 1999 uscì la prima versione di InDesign, il software nato per fare concorrenza a XPress che in quegli anni dominava in tutti gli studi grafici. Il suo costo era di 900 mila lire, contro gli oltre 2 milioni del concorrente. Noi gestivamo gli impaginati di 5 ipermercati, faticando con le correzioni cartacee (ci si prendeva sempre la responsabilità degli errori finali) perché in quel tempo non si usavano l’e-mail.
Installammo una versione di InDesign in ogni punto vendita e cominciammo a far correggere l’impaginato direttamente sul software, facendo su e giù dal cliente, non più con le correzioni su stampati, ma con gli ingombrantissimi “ZIP 100” (li ricordate?).
Ovviamente fu un delirio all’inizio e le uscite in pellicola un bagno di sangue in termini di ore dedicate, perché ogni tanto saltavano i collegamenti (al posto dell’olio potevi ritrovarti la foto di uno shampoo), ma alla fine il nuovo workflow comincio a essere performante, anche grazie alla nuova release del software uscita pochi mesi dopo. Adobe allora ci definì: “Evangelist di InDesign”.
Da quel momento l’idea dell’impaginazione automatica cominciò a farsi strada nella nostra mente e (scoprite com’è andata)
IL PRIMO PACKAGING CON REALTÀ AUMENTATA E IMAGE RECOGNITION
Nel 2010 packaging realizzato nel 2010 per Mare di Grano è il primo (e sicuramente rarissimo) esempio di Realtà Aumentata applicata a un packaging che si avvaleva dell’Image Recognition e non di un semplice QR Code.
Solo inquadrando la confezione si poteva ricevere sullo smartphone un’applicazione virtuale che permetteva di vedere l’intera linea di prodotti, di collegarsi al sito, di guardare un video che mostrava l’interno della pasta ripiena (cosa impossibile da fare ancora al giorno d’oggi) e avere una ricetta che poteva cambiare a piacimento (la nostra veniva sostituita ogni 15 giorni).
In quell’anno vinse numerosi premi di comunicazione. Esportammo subito questa tecnologia sul volantino e realizzammo per Coop Italia come test il primo depliant della Grande Distribuzione con la Realtà Aumentata su numerose referenze. In quel momento pensammo che il QRCode fosse ormai superato e invece dopo più di 10 anni siamo ancora dei pionieri.
PREMIO “ITALIA CHE COMUNICA”
Nel 2011, quando ero vicepresidente Unicom (Unione Italiana Imprese di Comunicazione) ho ideato il premio dell’associazione che nella prima edizione si chiamava “I Magnifici Unicom”, diventato dalla seconda, grazie alla collaborazione con Beppe Incarbona: “l’Italia che Comunica”.
L’idea era quella di creare una competizione che assegnasse un riconoscimento a categorie che normalmente non venivano prese in considerazione dagli altri premi di comunicazione, prima fra tutte la categoria “Partnership” che assegnava un titolo ai lavori eseguiti in collaborazione tra due o più agenzie dell’associazione. C’erano poi il “Made In Italy” (campagne con “al centro” l’Italia), la “Prima Volta” (per le aziende che per la prima volta affidavano la loro comunicazione a un’agenzia), “Innovazione” (miglior strategia di comunicazione integrata e utilizzo di supporti innovativi), “sociale” (per premiare le agenzie che lavoravano su campagne “no profit”) e “auto-promozione” (per promuovere anche gli sforzi fatti per le attività di new business).
Oggi il premio è cresciuto parecchio anche grazie alle capacità di Salvo Ferrara che ne ha ricevuto il testimone, anche se alcune categorie a me care (la partnership ad esempio) non ci sono più.
Allora comunque, grazie a questo percorso che avvicinava le agenzie, soprattutto per nella festosa serata di premiazione che si svolgeva all’Area Zelig di Milano, ho potuto lavorare al successivo progetto: “Fare Rete”.
FARE RETE
Nel 2011, quando ero vicepresidente Unicom (Unione Italiana Imprese di Comunicazione), mi feci portavoce del progetto “Fare Rete”, avendo semplicemente notato che ad ogni assemblea, il rapporto diretto con gli altri associati, non faceva che riempirmi di positività e voglia di lavorare.
L’ostacolo da superare era semplicemente quello di non considerarsi solo concorrenti, ma possibili collaboratori. Ognuna delle agenzie aveva caratteristiche e skill differenti e mettersi insieme, invece che guardarsi in cagnesco poteva solo dare buoni frutti.
Ancora oggi “Rete”, progetto ancor più grande grazie all’unione di Unicom e Assocom e grazie al lavoro di Mauro Miglioranzi, è presente in UNA e ancora oggi, GRUPPO/input (la prima Agenzia Diffusa d’Italia di Consulenza, Comunicazione e Marketing) e composta da 7 agenzie che avevano iniziato quel percorso insieme.


UN COMPENSO PER GLI SCONFITTI
Nel 2013 l’agenzia di cui ero AD in quel tempo (la input/TORINO) venne invitata a una gara privata, ovviamente senza compenso.
Io che in quel periodo con Unicom mi stavo prodigando per redigere, insieme a UPA e Assocom, un documento per dettare le “Linee guida per le gare di aziende private per la scelta di agenzie di pubblicità”, decisi di partecipare con un punto decisamente particolare.
Alla voce budget, sapendo che le agenzie in gara, oltre noi, erano ben 5 decisi di inserire 4.000 euro per dare 1.000 euro a ogni società sconfitta (fatta eccezione per l’agenzia che in quel momento già lavorava col cliente) nel caso avessimo vinto la gara.
Sembra incredibile, ma non vincemmo la gara.
Però si fece parecchio rumore e ovviamente la domanda fu: “se lo fanno tutte le agenzie si è risolto il problema delle gare senza compenso”.
Poi come vanno sempre queste cose, il nostro rimase “donchisciottemente” l’unico esempio.
STORIA DI UNO STORYTELLING
Oggi si sente parlare tantissimo di “storytelling” ed è una delle parole più inflazionate dopo “sostenibilità”. Nel 2014 se ne parlava già molto ma, come spesso succede, quando un tema diventa preponderante si finisce spesso per fare di ogni erba un fascio.
Avendo parlato spesso con i clienti di questo tema, vedevamo però che la confusione principale era vedere filmati e racconti corporate che venivano etichettati come storytelling, ma che non avevano nulla con quella modalità particolare di raccontare un’azienda.
Così decidemmo di realizzare una campagna di auto-promozione per mostrare quel particolare trattamento narrativo e mettere in luce le capacità creative dell’agenzia.
Il GRUPPO/input compiva 15 anni, quindi si decise di fare 15 episodi e i collaboratori, a gruppi, “adottarono” (utilizzammo proprio questo termine) una puntata che doveva essere realizzata con diverse tecniche: video, cartone animato, fotoromanzo, musica, poesia, libro interattivo, depliant, rassegna fotografica, ecc.
Il risultato per i ragazzi fu decisamente più valido di qualsiasi azione di team building e, grazie al successo avuto anche come ascolto (per diverse settimane rimanemmo in testa alla classifica dei podcast di Apple), ci diede pure la possibilità di incontrare nuovi clienti.

STORIA DI UNO STORYTELLING
Oggi si sente parlare tantissimo di “storytelling” ed è una delle parole più inflazionate dopo “sostenibilità”. Nel 2014 se ne parlava già molto ma, come spesso succede, quando un tema diventa preponderante si finisce spesso per fare di ogni erba un fascio.
Avendo parlato spesso con i clienti di questo tema, vedevamo però che la confusione principale era vedere filmati e racconti corporate che venivano etichettati come storytelling, ma che non avevano nulla con quella modalità particolare di raccontare un’azienda.
Così decidemmo di realizzare una campagna di auto-promozione per mostrare quel particolare trattamento narrativo e mettere in luce le capacità creative dell’agenzia.
Il GRUPPO/input compiva 15 anni, quindi si decise di fare 15 episodi e i collaboratori, a gruppi, “adottarono” (utilizzammo proprio questo termine) una puntata che doveva essere realizzata con diverse tecniche: video, cartone animato, fotoromanzo, musica, poesia, libro interattivo, depliant, rassegna fotografica, ecc.
Il risultato per i ragazzi fu decisamente più valido di qualsiasi azione di team building e, grazie al successo avuto anche come ascolto (per diverse settimane rimanemmo in testa alla classifica dei podcast di Apple), ci diede pure la possibilità di incontrare nuovi clienti.
IMPAGINAZIONE AUTOMATICA
Dopo aver installato InDesign sui primi 5 punti vendita, il problema comincio a crescere con l’aumentare del numero di ipermercati.
Andare a raccogliere gli Zip in giro per il Piemonte era proprio faticoso.
Fu così che insieme al genio di un partner straordinario, già esperto nell’impaginazione automatica di riviste e giornali (l’editoria ha pochi box con tanto testo, mentre un volantino della GDO ha tanti box con poco testo), si riuscì a ottenere un software così performante, che negli anni (anche grazie alle continue implementazioni) è stato decisamente migliorato e che ancora oggi rappresenta uno strumento insostituibile per la catena (dal Piemonte si iniziò a utilizzarlo in altre regioni) e che gli ha permesso di lavorare senza interruzioni anche durante il periodo del lockdown.
UNA BROCHURE CONTRO IL COVID
Durante il lockdown, in agenzia fummo costretti, come tutti, a cercare nuove soluzioni per affrontare un periodo decisamente insolito anche dal punto di vista comunicativo. Le aziende che seguivamo, soprattutto ne settore alimentare, avevano il grosso problema di relazione con i buyer che, anche “risolto” via call, non permetteva di presentare in modo adeguato il catalogo e soprattutto i nuovi prodotti.
Serviva uno strumento dinamico, facilmente modificabile e soprattutto usufruibile da parte di tutto il comparto, dai buyer alla rete vendita. Così, insieme a Fabrizio Mezzena e Andrea Torchia, realizzammo per Fonte Margherita la prima “Smart Brochure”, inserendo all’interno anche video completamente realizzati con diverse tecniche, ma a tavolino vista l’impossibilità di mettere il naso fuori di casa.
Dopo la prima sull’acqua in brik, facemmo quella per le bibite, poi quelle per il brand “Acqua Azzurra”, poi cominciammo con le traduzioni in diverse lingue, poi con gli estratti, a dimostrazione dell’estrema versatilità dello strumento che avevamo studiato. A più di due anni da quella data, di Smart Brochure ne abbiamo realizzate più di 150 e rimane ancora uno degli strumenti maggiormente richiesti dai nostri clienti.
Smart Brochure Italiano
Smart Brochure English Version
SFILATA COOP
Nel 1987 l’abbigliamento faceva il primo ingresso, in modo ampio nell’assortimento, all’interno dei supermercati (non esistevano che pochissimi ipermercati e per lo più allora erano Maxi Standa) e si doveva trovare un modo per presentare la novità. L’idea fu proprio: “facciamo una sfilata di moda!”
Dal momento che i capi però non erano tantissimi, si decise di far “sfilare” in passerella l’intero supermercato: dall’abbigliamento allo scatolame, dai vini alla carta igienica. Venne allestita la sfilata davanti al supermercato Coop di Intra ed ebbe un così grande successo che fu chiesto di replicarla in uno spazio più ampio: addirittura nella passeggiata sul lago.
Oggi queste attività sono normali all’interno dei Centri Commerciali, ma in quegli anni si rischiava di essere etichettati come folli.
SCALANOVANTA
Quando mi chiedono se so fare il regolamento per un concorso a premi, solitamente cerco di raccontare quello che avevamo fatto per “Scalanovanta” io e l’allora direttore Marketing di Coop Piemonte: Alberto Martignone.
Il concorso prevedeva nove scale di premio da 10 a 90. Nella durata dei 9 mesi di concorso ogni cliente poteva decidere se partecipare a una fascia o accumulare punti per partecipare a un’altra il mese dopo.
Se si arrivava ad accumulare 90 punti si partecipava all’estrazione del primo premio (Polo Volkswagen). Ogni mese veniva estratta un’auto, i non vincenti venivano riversati nelle urne da 80 punti e partecipavano all’estrazione del secondo premio. La dinamica era a scalare fino alla fascia da 10 punti, dove non serviva più un’urna, ma una piscina gonfiabile.
Immaginate la faccia del notaio alla prima estrazione? Ma non finiva lì.
Tra tutti i vincitori dei premi mensili di tutte le 8 fasce, veniva estratto un nominativo. Se il cliente era anche Socio Coop vinceva anche 4.500.000 lire in buoni spesa e se era anche prestatore altri 4.500.000 in gettoni d’oro. E una piccola curiosità, allora si chiamava Piano Tecnico e servivano almeno 3 mesi di anticipo per l’approvazione. Ora è tutto più semplice e direi che so occuparmi di un regolamento.
NUTRIZIONISTI TRA I CARRELLI
Per poter diventare per un’azienda un partner di lungo occorre sempre essere innovativi e pensare a qualcosa di “diverso” rispetto al panorama e alle tendenze emergenti.
Solo così si riesce a creare valore per i clienti e a ricaduta anche per chi collabora.
“Nutrizionisti tra i carrelli” è un progetto ambizioso e un po’ lungimirante, nato da poco dalla collaborazione con Nicola Colabella dell’Osservatorio Freschissimi e Antonio Galatà dell’Associazione Italiana Nutrizionisti in Cucina che sono convinto possa avere un bel futuro tra i banchi degli ipermercati ma, se anche in questo caso risultassimo solo dei pionieri, lascerà il piacere della bella collaborazione con Nicola e Antonio.
ANCHE DI NOTTE IL RISPARMIO CONTINUA
Nel 2021 il termine “sostenibilità” è stato quello più utilizzato in tutte le comunicazioni aziendali.
Nel 2009 (parecchi anni fa) con la input/TORINO vincemmo il “Premio Sostenibilità TP” grazie a una campagna sul risparmio energetico che sarebbe facile pensare in questi giorni, ma che allora era veramente all’avanguardia.
PALMARES
Potrei provare a fare l’elenco come su Wikipedia, ma affidarsi a qualche immagine credo sia più in linea con le mode social del momento. Forse basta aggiungere che, in tanti anni di lavoro, pur partecipando molto poco, di premi, le agenzie con cui ho collaborato, ne hanno vinti più di uno.
Allora vi mostro la “bacheca” presente in ufficio.






