Vi è mai capitato di avere un contenzioso con un cliente, con un fornitore, con un vicino di casa o con chiunque vi costringa a pensare di dover risolvere la questione in un’aula di tribunale? Cosa fate?

Vi rivolgete a uno studio legale che conoscete o che spesso vi viene consigliato da un conoscente.

Per ottenere un parere legale pagherete la consulenza, anche nel caso in cui quello che vi suggerirà l’avvocato potrebbe non piacervi.

Così prenderete magari qualche informazione in giro per potervi rivolgere a un legale con maggiori competenze sul genere del vostro contenzioso, per poi chiedere un appuntamento a lui e ottenere un secondo parere che pagherete nuovamente.

Ma se aveste bisogno di risolvere una problematica in campo medico?

Stesso identico iter, anzi, più grande è il problema, più sentirete amici e parenti suggerirvi che in certi casi è meglio avere due o tre pareri di diversi specialisti, che comunque vi costringeranno a lunghe attese e a costose parcelle.

Nel caso in cui il problema riguardi la sfera aziendale e più precisamente la comunicazione aziendale, le cose cambiano radicalmente.

L’azienda non ha un buon posizionamento sul mercato? I vostri prodotti non si vendono? Non si riesce a prendere quote di mercato alla concorrenza?

Ecco che ci si può rivolgere a un’agenzia di comunicazione senza impegnarci minimamente a dover riconoscere qualcosa per lo sforzo che faranno diversi professionisti per capire il vostro mercato, per valutare il vostro prodotto e quelli dei concorrenti, per fare un’analisi temporale di quanto comunicato fino a quel momento o da voi e dai vostri concorrenti.

Da un’agenzia di comunicazione si pretende quasi che riesca a risolvere problematiche che l’azienda ha perpetrato per lungo tempo, e solo nel caso in cui il suo impegno profuso riesca perfettamente a convincervi, avrà la possibilità di portare avanti qualche progetto riuscendo finalmente a venire ricompensata. Altrimenti potrete storcere il naso e dire semplicemente: “non sono d’accordo” e uscire senza aver sborsato un euro.

Ma “non sono d’accordo” riuscireste a dirlo ad un medico, andandovene senza pagare la visita?

Qualche anno fa Zero Video realizzò tre filmati stupendi (realizzati anche con grande qualità produttiva) con i seguenti titoli (che vi consiglio di guardare inserendo i link):

Ognuno di questi si chiudeva con un hashtag riguardante le tre categorie più bistrattate nella comunicazione:

  • freelance sì, #coglioneno
  • giovane sì, #coglioneno
  • creativo sì, #coglioneno

Nonostante gli oltre 2,5 milioni di visualizzazioni, nulla è servito e in tutti questi anni abbiamo continuato a sentirci dei “coglioni” ogni volta che ci siamo trovati di fronte alla fatidica frase da “stronzo”: “per questo progetto non c’è budget.”

Eppure sono stati tantissimi gli sforzi fatti in passato (ricordo ancora i numerosi tentativi per far riconoscere la qualifica professionale perpetrati come Unicom o come TP) per cercare di dare la dignità professionale a un pubblicitario o comunicatore che dir si voglia, ma ancora oggi, nonostante molti di noi possano vantare decine di anni d’esperienza, non vengono retribuiti per vere e proprie attività di consulenza, mentre dovrebbero essere pagati anche se si limitano a un solo parere.

Riconoscere il lavoro e l’esperienza professionale dà dignità non solo a chi lavora per noi, ma anche a noi stessi quando la riconosciamo negli altri.

Quindi non rimane che sperare che un giorno qualcuno, di qualche altra categoria, possa fare un video ironico che si intitoli finalmente: “Lo direste al vostro pubblicitario?”